La Paleontologia nel Territorio Aretino: "Importanza dei giacimenti fossiliferi di Arezzo"
La ricostruzione di tutte le vicende preistoriche finora delineate è stata resa possibile grazie per lo più alla ricca documentazione fossilifera proveniente dai sedimenti dell'antico lago neogenico-quaternario del Valdarno superiore e di quello quaternario della Val di Chiana: sedimenti ubicati essenzialmente nella provincia di Arezzo. Non per nulla, infatti, il pacco di sedimenti lacustri del Valdamo superiore è stato suddiviso dai geologi in unità litostratigrafiche che prendono il nome di "Gruppo di Castelnuovo dei Sabbioni", "Gruppo di Montevarchi" e "Gruppo di Monticello": tutte località appartenenti al territorio aretino. Quanto al lago della Val di Chiana, com'è noto, esso non era altro che la prosecuzione verso sud di quello del Valdarno superiore, e si estendeva da Arezzo e da Monte San Savino fino agli attuali laghi Trasimeno, di Montepulciano e di Chiusi (che appunto ne rappresentano i residui). I sedimenti paleontologicamente più importanti del lago della Val di Chiana, in ogni caso, rimangono le Argille di Quarata e i Conglomerati del Maspino, assegnabili ad un'età precedente l'ultima glaciazione ed ubicati entrambi nei dintorni di Arezzo. E a questo proposito non cade inopportuno ricordare che contemporanee ai suddetti conglomerati sono le alluvioni argillososabbiose scavate dalla trincea e dalla galleria della ferrovia Arezzo-Roma all'Olmo, ove nel secolo scorso fu trovata, in associazione con resti di Elefante antico e di Cavallo, una calotta cranica umana di morfologia moderna. |
La Paleontologia nel Territorio Aretino: Uro (Bos taurus primigeneus)
A
differenza di quello del Bisonte, il cranio del Bue si presenta allungato
per il forte sviluppo dei frontali e bruscamente raccorciato nella sua
parte occipitale. I nasali, grandi e privi di rigonfiamento centrale, si
assottigliano nella loro porzione anteriore. I nuclei cornuali sono
impiantati in posizione molto arretrata rispetto alle cavità orbitarie,
hanno sezione circolare o ellittica, risultano privi di carenature e si
sviluppano secondo un andamento elicoidale, prima di rivolgere in avanti
le loro estremità dalle punte leggermente incurvate. In mezzo alla linea
di congiunzione dei nuclei stessi, i frontali mostrano una caratteristica
elevazione che costituisce la parte superiore e posteriore del cranio.
Sebbene resti di Bos
siano stati rinvenuti, a partire dal Pleistocene medio,
nell'Eurasia, nell'Africa settentrionale e nell'Alaska, i fossili sicuri
del Bue non sembrano precedere il penultimo interglaciale e si riferiscono
ad esemplari di taglia notevole ed armati di enormi corna (B.
taurus primigenius) che, successivamente, tenderanno a farsi
sempre meno curve e a divenire alquanto appiattite in sezione trasversale (B.
taurus trochoceros). Sebbene nell'ultimo interglaciale la taglia
del Bue fosse già sensibilmente diminuita, durante l'ultima glaciazione
esemplari immensi di questo bovino esistevano ancora a sud della catena
alpina. In alcune isole (Elba, Pianosa, Sicilia) si differenziarono anche
sottospecie pigmee, caratterizzate da una taglia 1,2-1,4 volte più
piccola di quella del tipo continentale e vicina perciò a quella delle
forme domestiche (B.
taurus bubaloides). In generale, anche il Bue del Postglaciale
ebbe taglia più piccola di quello vissuto durante l'ultima glaciazione. |