La Repubblica Aretina

     
 

 
   
   
     

 

I Tarlati (Parte 2°)

Il 13 maggio 1289 un potente esercito fiorentino prese, per la Consuma, la via dei Casentino: l'11 giugno 1289 a Campaldino avvenne lo scontro che fu fatale agli aretini. Guglielmino invitato a salvarsi volle rimanere sul campo e morire coi suoi.

  Dopo la battaglia di Campaldino Firenze tentò di conquistare ad ogni costo Arezzo: lo tentò nello stesso 1289 (e l'eroismo della difesa aretina ad opera di vecchi, di donne e di ragazzi sa di epopea!), lo ritentò nel 1290 e nel 1294: tutto inutile. Ma a questo magnifico eroismo esterno si univa la tremenda discordia interna che paralizzava tutto.

 Nell'aprile del 1302 ebbe luogo la proscrizione dei Guelfi Bianchi da Firenze. Gli esuli, tra cui Dante e Ser Petracco (il padre del Petrarca), vennero ad Arezzo reputata la nemica numero uno di Firenze; pensando che solo Arezzo avrebbe potuto aiutarli a riconquistare il potere. In realtà gli aretini fecero per loro ben poco e l'appellativo dantesco di “botoli ringhiosi” probabilmente allude anche a questo.

  Nel 1303 riprese la guerra con Firenze; negli anni 1306-1312 ad Arezzo fu il caos. Alle fazioni dei guelfi e dei ghibelfini si aggiunse la divisione degli stessi ghibellini in Verdi (partigiani di Uguccion della Faggiola) e Secchi (partigiani dei Tarlati); fu battaglia senza sosta: “Tra Verdi e Secchi si facea vendetta” (Bartolomeo di Ser Gorello). La venuta in Italia di Arrigo VII nel settembre 13 10 e la pace conclusa a Civitella nel 1311 tra guelfi. e ghibeflini per interessamento del vescovo Ildebrandino dei Conti Guidi portarono un po' di requie. Nel marasma di quegli anni non è facile capirci molto; una cosa però risulta con evidenza: metodicamente la nobile famiglia ghibellina dei Tarlati di Pietramala si preparava a conquistare la signoria sulla città.

 (continua)