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Tratto da "immagine di
Arezzo" di Monsignor Angelo Tafi
A
partire da verso la metà del III secolo
a. C. politicamente l'Etruria era finita. Però la lingua, la cultura,
i costumi etruschi sopravvissero fino al tempo di Cristo, specialmente
nella Etruria del nord. Ma i fremiti di riscossa dell'animo etrusco sempre
più romanizzato continuano a farsi sentire a lungo nell'antica Arezzo.
Nel
224 i Galli Gesati inflissero un'altra disfatta all'esercito romano e
forse, anche questa volta, non lontano da Arezzo. All'inizio dell'estate
del 217 a. C. il passaggio di Annibale portò ansia e commozione. Il console
Flaminio attendeva con le sue legioni presso la nostra città; Annibale
astutamente girò alla larga da Arezzo e dal campo romano, fingendo di
volersi dirigere con gran fretta verso Roma e attirando Flaminio nella
trappola del Trasimeno.
Il
pericolo mortale per Roma costituito dalle imprese di Annibale fece
sognare l'indipendenza agli etruschi aretini nel 211: la rivolta sarebbe
dovuta scoppiare al passaggio dell'esercito di Asdrubale, ma l'ordine fu
energicamente ristabilito dal console M. Claudio Marcello. Nel 210 ancora
più energico fu l'intervento del console C. Terenzio Varrone (basta
leggere Tito Livio).
(continua)
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