Arezzo Romana

 

 

 

   
 

Gaio Ottaviano Augusto

 

 

 

 

Arezzo Romana (Parte  14°)

Col V secolo la conversione al cristianesimo degli abitanti della città può dirsi terminata e viene potenziata al massimo l'evangelizzazione delle campagne e l'organizzazione in distretti plebani del territorio diocesano.

  Arezzo è una delle poche città italiane che possegga l'elenco sicuro dei suoi vescovi (le altre città sono Roma, Napoli, Lucca, Ravenna, Bologna, Reggio Emilia, Aquileia, Sabiona, Trento, Verona, Brescia, Milano, Pavia, Novara e Vercelli) ma non è facile assegnare date approssimative ai loro episcopati. Si può dire soltanto ' che nello sfacelo delle invasioni barbariche cominciate nel V secolo i vescovi, anche ad Arezzo, divennero tra le popolazioni diminuite e smarrite i “ defensores civitatis ”. Il Papa Leone Magno, probabilmente di origine aretina, riuscì nel 452 a fermare Attila sul Mincio ma nel 455 Genserico (come già Alarico nel 410) saccheggiò Roma.                                                                                    

La deposizione dell'ultimo imperatore romano d'occidente operata da Odoacre nel 476 ha un valore simbolico. Il mondo antico è finito!

In queste condizioni l'occupazione dell'Italia da parte di Teodorico e dei suoi Ostrogoti nel 488 fu un bene: per un poco almeno si ebbero più ordine e la pace. Nel VI secolo tutto parve sprofondare durante i diciotto anni della terribile guerra gotica (535-553) e benché lo storico Procopio non ricordi Arezzo, una non documentata tradizione riportata dagli eruditi aretini del passato parlava della distruzione della città ad opera di Totila in guerra contro Narsete al tempo del vescovo Cassiano.

                                                                                                                                                             (continua)