Uomini Illustri di Arezzo

                                                         

Spinello Aretino

     
 

 
   
   
     

Spinello Aretino

Spinello di Luca Spinello, pittore, detto Spinello Aretino, viene considerato uno dei maestri della pittura toscana del XIV secolo.

Egli fu profondo ammiratore dell’opera grandiosa di Giotto che studiò con umiltà e tra­sporto. Ebbe un gusto goticizzante e non fu estraneo all’influsso della scuola senese.   Lavorò a Pisa, Lucca e Siena lasciando opere di grande valore.

Spinello Aretino, che era nato in Arezzo fra il 1350 e il 1352, morì nel 1410, nella città che gli aveva dato i natali.

Senza alcun dubbio fu un sentimento di amor patrio, un desiderio campanilistico di esaltare la città natia, che spinse il Vasari a dedicare una lunga biografia all’aretino Spinello, il quale avrebbe, a suo dire, “paragonato Giotto nel disegno ed avanzatolo di gran lunga nel colorito”; strano che proprio con questa premessa, una volta davanti al più alto raggiungimento del prediletto pittore, gli affreschi del Carmine, il Vasari non sapesse far di meglio che assegnarli a Giotto stesso.

Collegamento e confusione con Giotto quindi che sono lontani dal sorprenderci, dato che lo storico aretino si trovava di fronte ad un pittore il quale, sia pure su un piano più elevato del neo-giottismo “in cassetta” di Niccolò di Pietro Germi, pur tut­tavia perseguiva analoghe esplorazioni sui grandi cicli murali del principio del secolo: da Giotto a Taddeo Gaddi .

Ciò appare evidente già dalla pala del 1383, ma si legge ancor più chiaramente nei cicli di affreschi, databili intorno al 1387, della cappella di 5. Caterina all’Antella e di 5. Miniato al Monte dove, come ha osservato l’Antal, “gli edifici disposti sulle diagonali (come, di fatto, si era già visto nell’opera di Agnolo Gaddi, special­mente negli affreschi della Cappella Castellani) risultano profon­damente diversi, per esempio, dai fondali architettonici, schema­ticamente frontali di Andrea da Firenze” e dove “il disegno, pur libero da ridondanze gotiche, ha sottigliezze da prevenire Lorenzo Monaco” (Toesca); questo stile si presenta arricchito di un numero sempre maggiore di elementi tardo-gotici ed aristocra­tici negli affreschi che Spinello dipinse per il Camposanto di Pisa: “la legnosità del linguaggio formale gotico della metà del secolo certamente non è ancora scomparsa del tutto; tuttavia lo stile gotico di Spinello è ben più delicato, aristocratico e mosso” (Antal).

Anni, questi degli affreschi di Pisa, particolarmente felici, in cui Spinello esegue alcune delle sue opere più riuscite, come la tavola dell’Accademia di Firenze (1391), quella di S. Maria a Quinto Fiorentino (1393, Procacci in “Rivista d’arte” 1929) e, con ogni probabilità, anche il ciclo del Carmine e la Madonna con bambino del Museo di Pisa, in cui non è forse azzardato vedere un riflesso della conoscenza delle opere pisane di Antonio Veneziano.

“Nei suoi ultimi anni lo Spinello addolcì alquanto il colorito ed il rilievo, risentendo di altre tendenze che gli premevano intorno” (Toesca), nel vasto ciclo della leggenda di Alessandro III (1407-1408) nel Palazzo Pubblico di Siena forse anche per l’in­fluenza dello spiritato ed estroso figlio Parri che vi collaborò.

Ma la cronologia spinelliana, ad onta delle numerose opere datate, è oltremodo incerta, e ciò non deve sorprendere in un pittore in cui le oscillazioni qualitative sono soprattutto in rela­zione all’importanza della commissione e che rimane, per tutto l’arco della sua attività, sempre fedele al medesimo ideale di aristocratica contenutezza, ad un mondo che già prelude a quello gelido ed astratto di Lorenzo Monaco, in cui si muovono paggi di un’eleganza composta, damigelle dolcemente raccolte, e dove anche i cavalieri nella mischia impugnano mollemente gli spadoni e gli assistenti ai miracoli stupiscono con moderazione e con gesti falcati.