Uomini Illustri di Arezzo

                    

Margaritone d'Arezzo

     
 

San Francesco - Margaritone d'Arezzo

 
   
   
     

Margaritone d'Arezzo

Margaritone d’Arezzo fu architetto e pittore, e lasciò opere significative in Arezzo e nella provincia. Celebre è il suo San Francesco che si conserva nel Museo di Arezzo.

Non avendo alcun senso le induzioni sull’età e l’epoca dell’operare di Margaritone basate sull’indicazione del Vasari, la critica moderna dispone di due soli elementi di orientamento cronologico: la data del documento del 1262 e quella del 1250 tradizionalmente collegata alla Madonna con bambino firmata della chiesa di S. Maria a Montelungo; una data MCC...XIII sulla Madonna con bambino firmata nella chiesa di 5. Maria delle Vertighe a Monte S. Savino, integrata dal Milanesi MCC <LXX> XIII < I>, può ugualmente essere letta MCC <XX> XIII <I>, MCC <LX> XIII<I>, o MCC<L>XIII<I>.

Sulla base di considerazioni stilistiche e dell’apprezzamento più o meno alto del valore artistico di Margaritone, due ricostruzioni differentissime della sua arte sono state proposte: quella del Garrison il quale, rifiutando la data tradizionale della Madonna di Montelungo, colloca tutto lo sviluppo del pittore (da lui considerato un allievo del Maestro del Bigallo di levatura non eccezionale) negli anni 1260-1290, considerando il paliotto di Londra opera relativamente giovanile, il S. Francesco d’Arezzo, e la Madonna di Montelungo come appartenenti ad un periodo intermedio (1270-1285), la tavola di S. Maria delle Vertighe come opera tarda (1280-1290); e quella del Longhi il quale, “riconosciuto  anzitutto  lo schietto valore di Margaritone come evocatore di un’antichissima corrente copto-siriaca”, lo pone non come derivato ma come prece­dente dell’arte del Maestro del Bigallo, accetta la data del 1230 per la Madonna di Montelungo e tende a vedere lo sviluppo dell’artista prendere le mosse da opere come il 5. Francesco di Arezzo (che data anteriormente al 1240), “crescere nel mirabile paliotto di Londra, dove le storie sono le più veramente ‘romanze’ della pittura del Duecento” e seguitare nella tavola di S. Maria delle Vertighe  (in cui si intravede già l’influsso di Coppo di Marcovaldo e per la quale si può forse ipotizzare la data del 1264).

Certo è che, una volta riconosciuto il valore poetico delle pitture di Margaritone, non vi è ragione di continuare a dare del suo evidente “arcaismo” una spiegazione di sopravvivenza provinciale e tardiva (né, d’altra parte, il Duecento è ancora l’epoca delle riprese culturali arcaizzanti), ma occorre tirarne le conseguenze cronologiche.