Uomini Illustri di Arezzo

                                                              

Masaccio

     
 

 
   
   
     

Masaccio

Contemporaneo di Paolo di Dono (Paolo Uccello) fu Tommaso di Ser Giovanni di Monte Cassai, detto Masaccio, che nacque a San Giovanni Valdarno nel 1401. Nel brevissimo spazio della sua vita (non visse neppure ventisette anni) egli compì opere pittoriche di eccezionale bellezza.

Come quelle di Paolo Uccello e Piero della Francesca, le sue figure sembrano, per la prima volta nella pittura, muoversi nello spazio e sono ispirate ad un realismo trasfigurato e suggestivo.

Anche Masaccio è nella schiera dei grandissimi. Nella Chiesa del Carmine a Firenze si possono ammirare gli splendidi suoi affreschi che ornano la Cappella Brancacci.

  L’origine di costui fu da Castello San Giovanni di Valdarno, e dicono che quivi si veggono ancora alcune figure fatte da lui nella sua prima fanciullezza. Fu persona astrattissima e molto a caso, come quello che avendo fisso tutto l’ani­mo e la volontà alle cose dell’arte sola, si curava poco di sé e manco di altrui. E perché e’ non volle pensar giammai in maniera alcuna alle cure o cose del mondo, e, non che altro, al vestire stesso, non costu­mando riscuotere i danari da’ suoi debitori se non quando era in bisogno estremo; per Tommaso, che era il suo nome, fu da tutti detto Masaccio: non già perché e’ fusse vizioso, essendo egli la bontà na­turale, ma per la tanta trascurataggine; con la quale niente di manco egli era tanto amorevole nel fare altrui servizio e piacere, che più oltre non può bramarsi.

Cominciò l’arte nel tempo che Masolino da Panicale lavorava nel Carmine di Fiorenza la cappella de’ Brancacci, seguitando sempre quando e’ poteva le vestigie di Filippo e di Donato, ancora che’ l’arte fusse diversa, e cercando continuamente nell’operare di far le figure vivissime e con bella prontezza, alla similitudine del vero. E tanto modernamente trasse fuori degli altri i suoi lineamenti e il suo dipingere, che l’opere sue sicuramente possono stare al pa­ragone con ogni disegno e colorito moderno. Fu studioso nello opere rare, e, nelle difficultà della prospettiva, artifizioso e mirabile.

VASARI

 

Masaccio nacque il 21 dicembre 1401 a Castel San Giovanni in Valdarno, da Ser Giovanni di Simone, notaio, e da Monna Jacopa di Martinozzo, entrambi giovanissimi e destinati a morire assai giovani. Il 7 gennaio 1422 appare iscritto all’Arte dei Medici e degli Speziali; nello stesso anno, probabilmente, iniziò l’affresco della Sagra nel Chiostro del Carmine, perduto, ma di cui resta memoria in alcuni disegni cinquecenteschi, di cui uno dello stesso Michelangelo. Le tappe della vita e dell’opera di Masaccio sono le seguenti: nel 1424 è iscritto nella Compagnia di San Luca; il 19 febbraio  riceve la commissione per una grande tavola da eseguire nella Cappella del notaio Ser Giuliano Colino degli Scarsi da San Giusto nella Chiesa del Carmine a Pisa; nel 1427 inizia con molta probabilità l’affresco rappresentante la Trinità nella Chiesa di 5. Maria Novella a Firenze; il 29 luglio dello stesso anno appare in una denuncia al catasto, insieme con il fratello Giovanni detto lo Scheggia; tra il 1427 e il 1428 porta avanti gli affreschi della Cappella Brancacci nella Chiesa del Carmine a Firenze già iniziati nel 1424 in collaborazione con Masolino; nell’autunno del 1428 muore a Roma, non ancora ventisettenne.

Masaccio fu il grande innovatore della pittura quattrocentesca e più che Masolino furono suoi maestri l’antico, Donatello, Brunelleschi, Nanni di Banco. Dalle eleganze del gotico internazionale in cui muove ancora Masolino, egli giunge ad una severa espressione dello spazio e della figura umana nello spazio, ad un rapporto tra valori morali e valori ambientali, non solo in virtiui dell’applicazione delle regole della prospettiva e della funzione della luce sul colore, ma soprattutto per effetto di una costruzione interiore che muove dai personaggi e crea intorno ad essi l’ambiente. Il distacco dalla pittura precedente è sostanziale e profondo. A Masaccio guarderanno, e alla sua forza di sintesi, i più alti rappresentanti della pittura di ogni tempo. Il Vasari mette in valore il senso di “modernità” delle sue opere, l’abilità nel volgere alla prospettiva la semplicità essenziale delle sue realizzazioni.