Uomini Illustri di Arezzo

 

Andrea Contucci detto "il Sansovino"

     
 

 
   
   
     

Andrea Contucci detto "il Sansovino"

Andrea Contucci detto il Sansovino (Andrea dal Monte San Savino), scultore e architetto, fu chiamato così dal luogo di nascita in provincia di Arezzo. Nacque infatti circa il 1467 da un Niccolò Contucci a Monte San Savino, ed ivi mori nel 1529. Se la notizia vasariana che il padre di Andrea fosse poverissimo è risultata inesatta, non meno dubbiosi lascia la descrizione del biografo aretino, il quale sulla falsariga della novella di Giotto ripropone il quadro di genere di Andrea fanciullo intento a disegnare e a modellare figure con l’argilla mentre badava al gregge di pecore.

Condotto comunque a Firenze, Andrea Sansovino frequentò la scuola di Antonio Pollaiuolo; in seguito però studiò presso il Bertoldo e per l’architettura ebbe a maestro Giuliano da Sangallo. Operoso, oltre che in Firenze, in Portogallo, a Roma, in Toscana e a Loreto, il suo percorso è stato ragionevolmente distinto in vari periodi dallo Huntley: una prima fase giovanile fiorentina (1480-96) ben rappresentata dal cosi detto Altare de’ Corbinelli in Santo Spirito; una seconda fase portoghese-spagnola (1491-99) non facile a ricostruirsi; un terzo periodo fiorentino e romano (1501-12) nel quale trova posto un cospicuo e significativo gruppo di opere; un ultimo periodo (1513-29) durante il quale

il   Sansovino si impegnò pienamente nei lavori di fortificazione della basilica lauretana e, come scultore, nei rilievi e sculture per la Santa Casa di Loreto, poi proseguite dal Bandinelli, dal Tribolo, Raffaello da Montelupo e Francesco da Sangallo.

Nel complesso delle sue opere Andrea Contucci dimostra di essere anzitutto un profondo conoscitore della tecnica del marmo, dell’ornamentazione e del rilievo prospettico, dimostrando di avere arricchito sempre più le proprie esperienze di scultore in un continuo crescendo dal periodo giovanile fino all’attività lauretana. Sul piano poetico del linguaggio plastico, l’energia espressiva della sua personalità risulta molto spesso notevole: particolarmente durante il soggiorno a Roma, quando nei Monumenti al Cardinale Ascanio Sforza e a Girolamo Basso in Santa Maria del Popolo egli ci offre un nuovo tipo di monumento funerario, dando maggior vigore e complessità volumetrica e decorativa alla struttura architettonica, e imprimendo animazione drammatica alla figura giacente del defunto. D’altra parte nelle sculture allegoriche di questi monumenti il Sansovino esprime modi plastici più larghi che non avvenga in opere anteriori: dimostrando di avere studiato, osservato e saputo armonizzare elementi tratti dalla scultura antica, da Raffaello, da Leonardo, non senza qualche discreto riferimento a Michelangelo.

Infatti, dopo le prime esperienze fiorentine, nelle quali lo scultore si dimostra praticamente ancora legato alla scultura plastica tardo-quattrocentesca (Pollaiuolo, ma anche Benedetto da Maiano), Andrea tende verso forme cinquecentesche e ricerche di movimento, che rendono spesso mutevole in apparenza, e però sostanzialmente coerente, il suo stile (per es. il Battesimo all’esterno del San Giovanni di Firenze, la Madonna in S. Giacomo in Augusta e quella di S. Maria dell’Anima, a Roma; la Madonna e S. Anna nella chiesa di S. Agostino, ecc.). Si aggiunga tuttavia che Andrea Sansovino resta in parte uno scultore “antico-moderno”, cioè di transizione tra il Quattro e il Cinquecento: si potrebbe dire ch’egli tra gli scultori assuma una posizione analoga e, modernamente, non oltre quella rappresentata, nella pittura, da un Mariotto Albertinelli o da un fra’ Bartolomeo. Nei rilievi di Loreto (specie nella Annunciazione o nel Presepe) Andrea seppe essere complesso, tecnicamente audace, narrativo e però intellettualistico, nello studio dello scenario prospettico, risolto in un abile, ghibertiano contrapporsi tra figure quasi a tutto tondo, rispetto alla composizione architettonica dei fondi.

Il   Vasari sembra che si riferisca a tali esperienze sansovinesche quando, nell’introdurre la Vita di Andrea, scrive di lui che fu “d’animo si pronto nell’opere e ne i ragionamenti delle difficoltà dell’architettura e della prospettiva, che non fu nel suo tempo, né il migliore, né il più sottile e raro intelletto del suo”.