Piero Tarlati detto "Pier Saccone"

     
 

 
   
   
     

Piero Tarlati detto "Pier Saccone"

 Pier Saccone  successe al fratello Guido Tarlati nella signoria e fino al 1337 Arezzo rimase sotto i Tarlati. Ma Pier Saccone non aveva affatto le doti politiche e militari del grande fratello; quei dieci anni di governo furono un seguito di errori e di rovesci e mentre la repubblica aretina si sgretolava (Anghiari, Borgo San Sepolcro, Città di Castello, Castiglion Fiorentino, Monte San Savino ... si sottrassero al potere del governo centrale) nella stessa Arezzo le famiglie nobili e il popolo mostravano sempre più insofferenza per la tirannica maniera di governare di Pier Saccone e dei Pietramalesi.

  Resasi insostenibile la situazione, ai primi di marzo del 1337 Pier Saccone cedette la repubblica aretina a Firenze, per dieci anni, dietro il versamento a titolo di prestito di 18.000 fiorini d'oro. Come celebrazione del decennale della morte dei gran vescovo che aveva fatto tremare Firenze fu una cosa ben­triste; più triste ancora il fatto che gli aretini uscissero dalla città, per accogliere i fiorentini, cum “fraschis et ramis olivorum ”. 

Ma dai loro numerosi castelli i Tarlati continuarono ad agitarsi, a sobillare rivolte e nel 1341 il governo fiorentino ne fece arrestare i capi e condurre prigionieri a Firenze. Questa volta la fortuna fu favorevole ai Tarlati e la loro prigionia durò ben poco perché diventato, nel 1342, signore di Firenze Gualtieri di Brienne, lo strano Duca d'Atene, essi furono liberati e tornarono ai lor castelli nell'aretino.