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Tratto da "immagine di
Arezzo" di Monsignor Angelo Tafi
Nel
corso del VII sec. a. C. Arezzo venne a trovarsi in piena espansione
etrusca tanto che aveva già raggiunto la zona di Firenze (Quinto
Fiorentino, Comeana, ecc ... ) e quella dell'alto Casentino (Monte
Falterona). Espansione avente come punto di partenza in Chiusi, che in
quel secolo era già diventata la città più importante dell'Etruria
nord'orientale; ma primariamente l'ondata espansionistica era partita e
continuava a profluire dalle città costiere di Tarquinia e di Caere (Cerveteri)
nelle quali aveva avuto inizio la meravigliosa
vicenda etrusca, penetrando nell'interno attraverso le valli della Fiora,
dell'Ombrone e dell'Orcia.
Direttamente
l'Arezzo etrusca sale alla ribalta con modesti reperti databili al VI sec.
a. C.: frammenti di vasi rinvenuti nel 1956 presso la Fortezza, stipe
votiva della Fonte Veneziana, tombe arcaiche della necropoli di Poggio del
Sole. Fu davvero strana la situazione della
nostra città, perché ad una ben attestata tradizione documentaria che ci
parla della sua grandezza e della sua potenza non corrisponde affatto,
almeno per ora, una buona documentazione archeologica: nemmeno una tomba
monumentale a tholos o a falsa cupola come quelle trovate a Quinto
Fiorentino, a Cortona, a Camucia, non una grande necropoli ... Come mai?
Basta a spiegare questo strano fatto il solo argomento, anche se
fortissimo, della ininterrotta continuità di vita cittadina nello stesso
posto da allora fino ad oggi?
(continua)
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