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Si
può ancora sperare nel ritrovamento di una necropoli inesplorata? “
Teniamo infatti presente che tutta la fascia urbana pedecollinare si
presenta oggi con un piano di campagna più alto di 405 metri ed anche
molto di più in certi punti, rispetto a quello dell'età etrusco
romana” (A. Fatucchi). Un
testo di Dionigi d'Alicarnasso parla di aiuto fornito dagli “
aretini ” ai Latini contro il re di Roma Tarquinio Prisco: testo a cui
si dava dagli studiosi un puro valore di favola. Proprio in questi
ultimi anni però un “elogio” trovato nel Foro di Tarquinia attesta
una guerra condotta dai Tarquiniesi al tempo di un re a Caere (dunque in
epoca assai antica!) nel territorio di Arezzo: e questa notizia
ovviamente ridona un certo valore al testo di Dionigi.
Arezzo
dunque divenne etrusca in quei secoli
VII-VI
a. C. che videro l'apogeo dei “Rasenna” (così gli Etruschi
chiamavano se stessi): apogeo causato principalmente dalla loro capacità
nella metallurgia e nel commercio marittimo. E di quest'epoca Arezzo ha
conservato oggetti (piccoli bronzi) appartenenti alla cosidetta fase
orientalizzante.
Ma
Arezzo cominciò a diventare una potente città etrusca nel corso del V secolo a. C., il secolo che vide l'inizio del tramonto dei Rasenna:
la perdita di Roma alla fine del VI sec. a. C., la disfatta navale ad
opera della flotta siracusana nel 474, la perdita di Capua ad opera dei
Sanniti nel 432.
(continua)
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