Storia di Arezzo Etrusca

(6° Parte)

 
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La Minerva di Arezzo (Menvra)

 

Nel secolo IV a. C. la potenza etrusca, già umiliata nel V secolo, crollò da ogni parte.

Nel 396 Veio venne conquistata e distrutta dai Romani; verso il 350 l'Etruria circumpadana finì di cadere sotto le orde celtiche, divenendo ormai la Gallia Cisalpina; perdute la Corsica, l'Elba, Adria e Spina; nel 351 Caere si sottomise a Roma; nel 310 il console Q. Fabio Rulliano attraversò la fino allora invalicata foresta Cimina  portò la guerra nel cuore dell'Etruria; nel 308 anche Tarquinia cedette parte del suo territorio a Roma.

Come scrisse Tito Livio  ormai le città etrusche più forti e importanti erano quelle dell'interno: Volsinii, Perugia, Arezzo. “Fonti letterarie e rinvenimenti documentano l'importanza di Arezzo che fu certo nel IV e nel III secolo una delle maggiori d'Italia se non la maggiore dopo Roma e Capua” (M. Pallottino). Dopo la vittoria riportata nel 310 da  Q. Fabio Rulliano anche l'Etruria settentrionale cioè le lucumonie di Perugia, Chiusi e Arezzo furono costrette a chiedere pace e alleanza a Roma. Tito Livio  ci parla di ambasciatori aretini inviati a questo scopo presso il Senato Romano.

Probabilmente ciò fece molto piacere alla più illustre consorteria di Arezzo, quella dei Cilnii, dalla quale discenderà Mecenate, la quale, fiutato il successo di Roma, puntò su di esso le carte del proprio avvenire. La cosa dovette piacere assai meno al popolo aretino che, poco dopo, nel 302-301 cacciò da Arezzo la famiglia Cilnia. Non è facile dire il motivo di questa rivolta popolare, ma è certo che Roma vi vide un grave pericolo per la sua politica tanto è vero che si affrettò a nominare dittatore M. Valerio Massimo e ad inviarlo ad Arezzo dove ristabilì la pace: “Arretio rebellante gravissimus terror Romanis incessit” (Livio 10,5).  

(continua)