Ad
Arezzo si comprese subito che con la morte di Guido Tarlati sarebbe
tramontata la gloria politica e militare della città.
Sulla
sua morte fu composta una commovente lamentazione e quando il 21 ottobre
1328 le sue spoglie mortali furono riportate in patria fu la apoteosi.
Il
fratello Pier Saccone gli
successe nella signoria e fino al 1337 Arezzo rimase sotto i Tarlati. Ma
Pier Saccone non aveva affatto le doti politiche e militari del grande
fratello; quei dieci anni di governo furono un seguito di errori e di
rovesci e mentre la repubblica aretina si sgretolava (Anghiari, Borgo
San Sepolcro, Città di Castello, Castiglion Fiorentino, Monte San
Savino ... si sottrassero al potere del governo centrale) nella stessa
Arezzo le famiglie nobili e il popolo mostravano sempre più
insofferenza per la tirannica maniera di governare di Pier Saccone e dei
Pietramalesi.
Resasi
insostenibile la situazione, ai primi di marzo del 1337
Pier Saccone cedette la repubblica aretina a Firenze, per dieci
anni, dietro il versamento a titolo di prestito di 18.000 fiorini d'oro.
Come celebrazione del decennale della morte dei gran vescovo che aveva
fatto tremare Firenze fu una cosa bentriste; più triste ancora il
fatto che gli aretini uscissero dalla città, per accogliere i
fiorentini, cum “fraschis et ramis olivorum ”. Ma dai loro numerosi
castelli i Tarlati continuarono ad agitarsi, a sobillare rivolte e nel
1341 il governo fiorentino ne fece arrestare i capi e condurre
prigionieri a Firenze. Questa volta la fortuna fu favorevole ai Tarlati
e la loro prigionia durò ben poco perché diventato, nel 1342, signore
di Firenze Gualtieri di Brienne, lo strano Duca d'Atene, essi furono
liberati e tornarono ai loro castelli nell'aretino.
Il
26 luglio 1343 il Duca d'Atene fu cacciato ma Arezzo ormai aveva
ricuperato di nuovo la sua indipendenza che purtroppo gli aretini
sciuparono a causa delle loro lotte intestine. Si può immaginare con
quale ardore i fiorentini cercassero di alimentarle. Gli anni che vanno dal 1380 al 1384 sono i più sventurati di tutta la storia aretina.
La parte guelfa, guidata dal Vescovo Giovanni II Albergotti, per non
essere sopraffatta dalla fazione dei Sessanta, dai Tarlati e dai
ghibellini, offrì la signoria di Arezzo a Carlo di Durazzo pretendente
al trono di Napoli. Quando nel 1381
il Vicario in Arezzo di Carlo di Durazzo, il
vescovo Giurinense riammise in città i ghibellini Tarlati, Ubertini e
consorti la situazione divenne caotica. Tutti protestarono: il vescovo
Giurinense venne sostituito nella carica di Vicario dal napoletano Jacopo
Caracciolo. Sospettato però a ragione o a torto di favoreggiamento
verso la parte guelfa i ghibellini gli si rivoltarono. Il Vicario con i
suoi si chiuse nella Fortezza e visto impossibile lo scampo invitò il
capitano di ventura Alberico da Barbiano con la sua tremenda e
famigerata compagnia detta di San Giorgio. L'unica condizione posta fu
questa: tutto era permesso alla compagnia purché Arezzo rimanesse
guelfa e soggetta al re di Napoli. Nella notte tra il 17 ed il 18
novembre 1381 quei predoni entrarono improvvisamente in città e per più
giorni e notti uccisioni, ruberie, stupri, incendi, torture e sacrilegi
imperversarono. “Tucta la ciptà di Arezzo fu rubbata et molti
ghibellini presi per prigionieri, et tucte donne prese, così guelfe
come ghibelline, in tanto numero che fu una pietà, vituperandole ... E
così fu tractata quella ciptà, che chi quella vidde non era si crudo
che non li venisse pietà; vedere tante gentili donne et donzelle et
monache esser vituperate et molte itene puttane per lo mondo, i
fanciulli morir di fame et per fame mangiar le corate dei cavalli
putridi, quasi crude ... ” (Sercambi). Nel 1382
la compagnia di ventura di Villanuccio di Bonforte mise a sacco per
la seconda volta la città: altri quattromila avventurieri per spogliare
ciò che rimaneva.
Nel
1383 imperversarono carestia e
pestilenza. Soltanto Siena dette qualche aiuto; Firenze, impassibile,
aspettava l'occasione per impadronirsi della rivale. Occasione che le
venne offerta indirettamente dai Tarlati e dagli altri ghibellini i
quali nell'estate del 1384 invitarono
Enguerrand sire di Coucy a conquistare e saccheggiare Arezzo col
(continua)