La vendita di Arezzo a Firenze

 

 

 

   

 

 

 

 

 

 

 
 

 

 

 

 

La vendita di Arezzo a Firenze (Parte  2°)

La notte del 28 settembre 1384 i ghibellini guidati dai Tarlati ed i francesi dei de Coucy piombarono sulla città. Il terzo saccheggio in tre anni e forse il peggiore di tutti.

  Non cadde però la fortezza dove si trovavano il Caracciolo ed i capi guelfi. Per farla cadere dovevano intervenire i fiorini d'oro di Firenze. E Firenze, trattando separatamente col de Coucy e col Caracciolo, acquistò dal primo la città per la somma di 40.000 fiorini d'oro e dal secondo la Fortezza per un'altra bella sommetta. Per il pagamento dei quarantamila fiorini fu scelto il sistema rateale. Era il 5 novembre 1384.

  La grande stagione dell'arte gotica cominciata ad Arezzo, come si è detto, nel XIII secolo trionfò in pieno nel XIV secolo e dette alla città la sua fisionomia predominante: furono erette in questo secolo la chiesa di S. Francesco, delle Sante Flora e Lucilla (cominciata nel tardo duecento) di S. Agostino (al posto della precedente duecentesca), di            S. Bernardo; fu aggiunta al Duomo un'altra campata e costruita la bellissima porta laterale; fu rinnovata la chiesa di   S. Pier Piccolo.

  Intensa l'edilizia civile, sia quella pubblica (ai menzionati palazzi dei Comune e dei Popolo dei secolo precedente si aggiunse il Palazzo dei Priori, attuale Palazzo del Comune, costruito nel 1333; e venne iniziato il bellissimo palazzo della Fraternita di S. Maria della Misericordia, nel 1375 circa, che però non andò oltre il pianterreno per i tristi eventi aretini del 1380-1384) sia quella privata. Sono rimasti di questa edilizia trecentesca privata numerosi esempi purtroppo assai spesso rovinati nei secoli successivi. Bellissimo il palazzo Altucci metà del quale è stato distrutto da un bombardamento dell'ultima guerra mondiale; assai belli anche quello detto di Bico Albergotti, quello dei Lodomeri-Camaiani, quello di Via Pescaia e quello dei Sinigardi in Via Pellicceria.

  Elementi di costruzioni gotiche in pietra, più raramente in mattone, si vedono ad ogni passo nella parte più antica di Arezzo. A paragone della severa architettura delle case-torri dugentesche le costruzioni civili del Trecento hanno un aspetto più sereno e arioso. Spesso a pianterreno si notano numerose ampie porte dei fondachi con archi a tutto sesto oppure porte (e finestre al piano superiore) con archi a sesto ribassato. La scultura ad Arezzo nei primi decenni del Trecento è appannaggio di artisti senesi e di artisti che alla scultura senese s'ispirano. I migliori maestri del Trecento senese (Agostino di Giovanni, Agnolo di Ventura, Giovanni d'Agostino ... ) lavorarono ad Arezzo nella prima metà del secolo a celebrati monumenti: cenotafio di Guido Tarlati, monumento di Gregorio X, cappella di Ciuccio Tarlati, fonte battesimale di Pieve ... Di scultori locali le rozze ma forti statue della Madonna che nel 1339 vennero poste sulle porte cittadine. Un complesso monumento scultoreo è la pala dell'altare maggiore del Duomo con l'arca di S. Donato, della seconda metà del Trecento. L'unico scultore aretino che si conosca per nome è Niccolò fratello di Spinello, attivo nella seconda metà del Trecento.

1 pittori aretini del Trecento attendono ancora di essere ben conosciuti. Influenzati dalla pittura senese (lavorarono ad Arezzo Segna di Bonaventura e Pietro Lorenzetti) e da quella fiorentina (Arezzo possiede una notevole opera di Cimabue, il Crocifisso in S. Domenico) i pittori aretini sembrano non spiccare per nulla nell'ambiente toscano ed essere assai mediocri. Unica eccezione era giudicato Spinello (1350?-1411). Ma gli studi condotti dal Salmi e più di recente da L. Bellosi, da P. P. Donati, da A. M. Maetzke e da altri hanno ridato un volto e messo in luce i meriti di eccellenti artisti. Si pensi alla rivelazione di Andrea di Nerio maestro di Spinello fatta da A. M. Maetzke con l'identificazione di una stupenda Annunciazione di quell'artista.