|
La
Dominazione Fiorentina (Parte 1°)
Tratto da "immagine di
Arezzo" di Monsignor Angelo Tafi
Dal
1384 al 1531. Quasi un secolo e mezzo di interessantissima storia se si
osserva Firenze, la capitale della repubblica: una varia sequenza di
avvenimenti, un lungo affrontarsi di democrazia repubblicana e di dominio
principesco o quasi, una indiscutibilmente vivacissima attività politica,
economica e artistica. Si pensi: il dominio quasi dittatoriale di Maso
degli Albizi del 1393 al 1421, poi il profilarsi dei primi contrasti tra
Albizi e Medici per il predominio sulla città, poi la lotta tra Rinaldo
degli Albizi e Cosimo il
Vecchio, l'esilio di questi, il ritorno ed il governo fino alla sua morte
avvenuta nel 1464; e poi la congiura dei Pazzi nel 1478, H governo di
Lorenzo il Magnifico (1469-1492);
quindi la cacciata dei Medici, il rogo del Savonarola (1498), la fine
della repubblica dei 1512 col ritorno dei Medici; infine l'improvvisa
cacciata dei Medici del 1527 e l'ultimo governo repubblicano.
Nel
campo economico di valore eccezionale fu l'introduzione, nel 1427, del
Catasto. “Il dissesto portato alle finanze del Comune dalle guerre
esigeva rimedi energici. Il carico del debito pubblico aveva raggiunto i
limiti estremi; le gabelle non potevano essere maggiormente aggravate. Non
restava altra via che una riforma dell'imposta diretta; ma riforma e non
semplice rimaneggiamento dell'estimo esistente, che era stato sempre una
rete dove i più poveri restavano presi e i ricchi sguisciavano
allargandone le maglie. Si doveva sostituire alla tassazione su redditi
determinati ipoteticamente quella su redditi realmente accertati con la
denunzia dei beni.
In
questo consisté il catasto del 1427 voluto con ammirevole unità di
propositi proprio da quelli che più dovevano restare colpiti. Ma la
riforma, nella sua pratica applicazione, ebbe anche un altro importante
significato. Il Comune che, durante tutta la sua lunga evoluzione, non
aveva mai potuto romperla definitivamente coi rispetto delle autonomie
locali (il quale fatto aveva portato come dannosa conseguenza che non era
mai riuscito a dare stabile unità allo Stato), questa volta impose la
riforma a tutte le città soggette, formando un fronte unico almeno nella
politica tributaria” (A. Pannella).
Quanto
al campo artistico ha avuto risonanza europea il miracolo avvenuto a
Firenze nel Quattrocento: il miracolo del Rinascimento.
Ben
triste lo spettacolo offerto da Arezzo in questo secolo e mezzo. Dai circa
18.000 abitanti del tempo del Tarlati, nel 1480, un secolo dopo la
occupazione fiorentina, la popolazione di Arezzo era passata a circa 4500
abitanti: è la più bassa che si conosca. Ed è una popolazione che pensa
a rivoltarsi. Sei volte in un secolo e mezzo si tentò di scuotere la
dominazione fiorentina. La prima fu nel 1409 quando si sperò
nell'appoggio di Ladislao re di Napoli, il popolare “re guastagrano”,
ed una ventina di persone, tra le quali un prete, persero la vita. La
seconda volta avvenne nel 1431 e ci si fidò allora nell'aiuto di Siena e
di Niccolò Piccinino ma la congiura venne scoperta. La terza si ebbe nel
1440 sperando sempre in Niccolò Piccinino; una quarta, nel 1498, tentò
di consegnare Arezzo ai Veneziani. Nel 1502 la ribellione assunse
proporzioni gravissime per iniziativa di Vitellozzo Vitelli: dal 18 giugno
al 25 agosto Arezzo ritornò indipendente. Quella del 1529 fu concomitante
alla marcia dell'esercito imperiale su Firenze. Amara illusione aretina!
Caduta la repubblica fiorentina il 12 agosto 1530, il successivo 10
ottobre Arezzo, per volontà di Carlo V e di Clemente VII, dovette
rientrare sotto il dominio di Firenze, ormai medicea. “Ma se Arezzo
perdeva la libertà, che per un momento credette di aver ricuperata,
purtroppo la perdeva inesorabilmente anche Firenze” (M. Falciai).
(continua)
|