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La
Dominazione Fiorentina (Parte 2°)
L'umiliata
Arezzo inviava ambasciatori nel mondo i migliori suoi figli: Antonio
Roselli, Angiolo Gambiglioni, Giovanni Tortelli, i tre Accolti,
Francesco, Benedetto e Pietro e Girolamo Aliotti; alla repubblica
fiorentina dava due celebri segretari: Leonardo Bruni e Carlo Marsuppini.
Anche Firenze inviava illustri suoi figli ad Arezzo:
oltre
agli artisti di cui diremo subito, oltre Lodovico di Leonardo Buonarroti
Simoni che mentre era podestà a Caprese nel contado aretino, il
6 marzo 1475, fu rallegrato dalla nascita dei suo secondogenito
Michelangelo. Nemmeno un mese dopo Ludovico, scaduto dall'incarico di
Podestà, se ne ritornò a Firenze. Ma bastò questo solo mese per
dettare alla gentile riconoscenza del più grande artista di tutti i
tempi le famose parole che egli, già vecchio, rivolse al Vasari:
“Giorgio, s'ho
nulla di buono nell'ingegno, egli è venuto dal nascere nella sottilità
dell'aria del vostro paese d'Arezzo; così come anche tirai dal latte
della mia balia gli scarpelli e '1 mazzuolo con che io fo le figure”.
Oltre questi c'interessa un ben diverso ambasciatore. “Dopo aver
domata la ribellione dei 1502 la Signoria fiorentina, poco tranquilla
sullo stato d'animo degli aretini e sulle condizioni della città, mandò
in Arezzo Niccolò Machiavelli perché verificasse di persona come
andavano le cose e suggerisse i modi per ricondurla all'ordine e
all'obbedienza”.
celebre
la relazione che egli dettò sul modo di trattare i popoli della Val di
Chiana
ribellati, nella quale
scrisse come conclusione “ che i popoli ribelli bisogna o beneficiarli
per ricondurli in fedeltà o spegnerli ” ... “ Il malgoverno che si
continuò a fare della riguadagnata città, umiliandola e immiserendola
sempre più, non fece che accrescere a dismisura l'odio degli aretini
” (M. Falciai).
Fiorentini
i commissari inviati a rappresentare il governo centrale, spesso autentici
aguzzini; fiorentini quasi sempre anche i vescovi, talora di nobili
famiglie fiorentine o ligi a quel governo (Ricasoli, Ricci, Capponi, degli
Asini, Medici, de Becchi, Acciajuoli, Pazzi, Minerbetti).
Nel provinciale ambiente aretino del Quattrocento che si attardava,
piuttosto sonnacchioso, nella cultura artistica tardogotica (la chiesa di
S. Maria delle Grazie venne costruita tra il 1435 ed il 1444) giunsero da
Firenze gli ambasciatori del nuovo stile della “rinascita”: gli unici
che venivano a portare qualcosa e non a prendere.
Il
primo fu Bernardo Rossellino che nel 1433 dette il disegno del mirabile
primo piano della facciata del palazzo della Fraternita in Piazza Grande
innestandolo genialmente sul gotico piano terra. Verso il 1470 venne
Giuliano da Maiano a dare il disegno del chiostro grande della Badia delle
Sante Flora e Lucilla e del portico intorno al piazzale di S. Maria delle
Grazie. Poco dopo venne Benedetto da Maiano e regalò ad Arezzo la
splendida “ aerea loggia ” sempre di
S. Maria delle Grazie. Da
Firenze venne giovane ad Arezzo per rimanervi per sempre il grande Bartolomeo
della Gatta: pittore e architetto. è, suo il disegno della chiesa
della SS.ma Annunziata. Vennero Giuliano e Antonio da Sangallo ...
Scarsa la scultura rinascimentale (notevole un pannello donatelliano del
Fonte battesimale della Cattedrale) eccetto che per le terracotte robbiane!
Ma Arezzo possiede due capolavori assoluti del Rinascimento: il ciclo
pittorico di Pier della Francesca in
S. Francesco e le vetrate di G. de
Marcillat nella Cattedrale.
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