Il principato Mediceo

 

 

 

   

 

 

 

 

 

 
 

 

 

 

 

Il principato Mediceo (Parte 2°)

Intorno alla metà dei XVI secolo venne costruita la nuova cinta muraria di Arezzo, l'ottava e l'ultimna, voluta da Cosimo I.

1 lavori cominciarono l'11 giugno 1538 col baluardo di Porta Buia; i criteri adottati erano: riduzione dei perimetro della nuova cinta nei confronti della tarlatesca, riduzione delle porte a sole quattro (S. Clemente, S. Lorentino, S. Spirito, Crocifera) creazione lungo il perimetro murario di sette solidi baluardi (S. Clemente, S. Lorentino, Porta Buia, Poggio del Sole, S. Bernardo, S. Giusto, S. Clemente nord‑est), ristrutturazione della grande Fortezza sul punto più alto della città.

Si capisce perché Cosimo si preoccupasse tanto delle fortificazioni di Arezzo (come anche di quelle di Grosseto): la città era sui confini dei granducato e vicinissima (meno di 20 km. di distanza) ai confini dello Stato Pontificio. Il perimetro ridotto (4.200 m. e area di 95 ettari) si spiega per il basso numero di abitanti e di abitazioni: e ci furono ancora orti, campi e prati dentro le mura. Quanto alla riduzione a solo quattro

del numero delle porte, una per ogni punto cardinale, la ragione è da ricercarsi nella mutata tecnica della guerra: “Quando non c'erano cannoni e mine una città doveva avere molte porte per poter permettere ai cittadini rifornimenti e spedizioni contro gli assedianti. Se le porte erano poche venivano più facilmente bloccate da questi con bastite e battifolli (fortificazioni artificiali poste dinanzi ad esse). Venute le armi da fuoco le porte divennero vulnerabilissime: perciò si fecero poche e difese da baluardi o bastioni sporgenti che permettevano un fuoco incrociato di sbarramento” (A. del Vita). Nonostante che in se stesse fortezza e cinta muraria oltre che razionali e potenti siano riuscite belle e manifestino “un panoramico senso di largo respiro” (U. Procacci) lo sconvolgimento urbanistico che apportarono fu grave. Abbiamo più volte segnalato le perdite più dolorose (il centro medioevale della città, il centro sacro del Pionta) ma occorre aggiungere quanto scrisse il Vasari: “Volendo ornare e fortificare quella città lo illustrissimo duca Cosimo de' Medici ... nella riparazione delle nuove mura è stato necessitato ristringere tra la detta chiesa (di San Clemente) e la Porta di S. Spirito, un terzo della città et atterrare molte case di cittadini ”. Una sola occhiata data alla veduta di Arezzo dipinta fedelmente da Bartolomeo della Gatta sul finire dei Quattrocento e alle due dipinte da G. Vasari e da T. Torri dopo la manomissione di Cosimo I ci fa comprendere l'irreparabile perdita subita da Arezzo per volere di un tiranno.

  Nel tempo della piena Rinascita nacque ad Arezzo il più grande artista aretino del Cinquecento, Giorgio Vasari         (1511- 1574): grande specialmente come scrittore e come architetto anche se lui teneva più di tutto ad apparire grande come pittore. Purtroppo non si peritò di porre sue opere architettoniche in ambienti che non si confacevano con esse (la cantoria ed il coro nel gotico Duomo; l'altar maggiore nella romanica Pieve, oggi in Badia) anche se, considerate in se stesse, sono opere valide e belle.

E ben più grandi ingegni dette Arezzo al mondo in questo periodo: Pietro Aretino (1492-1557) nel campo delle lettere; ma si possono citare anche Bernardo Accolti che l'Ariosto definì “ il gran lume Aretin l'unico Accolti ” e Benedetto Accolti; e nel campo delle scienze il grandissimo Andrea Cesalpino (1525-1603) e Francesco Redi