I Lorena

 

 

 

   

 

 

 

 

 

 
 

 

 

 

 

I Lorena (Parte 1°)

Tratto da "immagine di Arezzo" di Monsignor Angelo Tafi

Alla morte dell'ultimo granduca dei Medici, Gian Gastone, nel 1737, la successione al granduca toccò, per intervento delle più grandi potenze europee a Francesco III di Lorena che per la Toscana fu Francesco 11 (1738-1765) il quale, diventato dopo il 1745 anche imperatore d'Austria con il nome di Francesco I, governò il granducato attraverso un consiglio di reggenza.

Gli storici riassumono la situazione sciagurata lasciata da Gian Gastone in questi termini: tracollo finanziario, anarchia dei pubblici uffici, disordine dei tribunali, venalità dei funzionari. “ Un caos dove non si capisce nulla ” scrisse in una sua relazione il Richecourt. Se questo era la Toscana in generale si può immaginare la situazione di Arezzo, la città più maltrattata e dimenticata dai Medici! Ma la dinastia dei Lorena si rivelò subito più intelligente ed energica della medicea ed iniziò una profonda opera di restaurazione.

Pietro Leopoldo I, fratello di Francesco, fu veramente un grande sovrano (1765-1790) e la sua opera rinnovatrice (troppo vasta e da certi lati anche utopistica!) toccò tutti gli aspetti della vita politica e sociale: bonifiche, vie di comunicazione, agricoltura, studi, amministrazione, giustizia e perfino la vita religiosa.

Divenuto nel 1790 imperatore d'Austria, gli successe il figlio Ferdinando 111 (1790-1799 e 1814-1824) meno energico e intelligente del padre ma mite e onesto, amatissimo dai sudditi.

Anche a lui gli aretini vollero innalzare un monumento, nel 1822, in Piazza Grande (oggi si trova in cima alla Piaggia di Murello) come già a Ferdinando I: gli unici due monumenti che gli aretini hanno voluto innalzare a dei loro sovrani e che sono rimasti.

Il regno di Ferdinando III si svolse in due tempi per la nota poco felice vicenda (eccetto che per talune riforme!) della dominazione francese quando (1799-1814) la Toscana vide cambiare i suoi sovrani a seconda del capriccio napoleonico, emigrare in Francia infinite sue opere d'arte non tutte ritornate e morire nelle incessanti guerre napoleoniche tanti suoi figli. L'ultimo granduca lorenese, Leopoldo II, il popolare Canapone (1824-1859) ebbe anche lui il regno diviso in due periodi dalla dittatura guerrazziana: pure questa di non tanto felice memoria.

Indiscutibile merito la dinastia lorenese si acquistò con la bonifica della Valdichiana avendo in questa impresa gigantesca come principale e geniale artefice l'aretino Vittorio Fossombroni, eminente ministro del governo granducale. Come pure fu altamente meritevole, anche tenuto conto di tutte le critiche che oggi è facile rivolgerle e dell'opposizione dei grossi proprietari terrieri, l'opera svolta da Leopoldo I a favore del progresso agricolo, economico e civile specialmente della gente di campagna. Molto scalpore suscitò la sua politica religiosa ispirata alla dottrina giurisdizionalista ed alle ereticali vedute giansenistiche dei vescovo di Pistoia Scipione dei Ricci; ma ad Arezzo dove era vescovo l'illuminato ma prudente Niccolò Marcacci (1778-1799) non accadde nulla di grave.

 (continua)