In
ogni modo mi sembra grandemente disonesto, da parte di coloro che
vogliono ad ogni costo denigrare l'episodio, confondere ed unire in
qualche modo con esso il precedente avvenimento che “confortò” gli
aretini il 15febbraio 1796.
Per gli uni autentico miracolo della Madonna destinato a mostrare ai
figli il suo materno amore, per gli altri “ scoppio di un clamoroso
episodio di fanatismo collettivo ” (s'intende: favorito dal clero!) e
“ primo dei cosiddetti miracoli delle Madonne piangenti ”.
Il
dotto vescovo Marcacci che dapprima era stato prudentemente sospettato
ordinò subito una severa inchiesta che cominciò il giorno 16. Davanti
alla concorde testimonianza dei presenti dovette ammettere (sono parole
sue) che “niuno può ragionevolmente porre in dubbio la miracolosa
mutazione di questa Madonna di oscura e quasi nera in bianca,
risplendente e bella”.
Per
conoscere l'aspetto dell'Arezzo medicea abbiamo la pianta della città
delineata da Marcantonio Bettacci e datata 1643: è la più antica che
si conosca. Alla fine dei secolo successivo e precisamente al 1789
risale una pianta della città conservata nell'Archivio di Mons.
Raffaello Funghini: è un po' rozza ma su scala e (cosa assai
importante!) ci dà l'ubicazione precisa dei moltissimi monasteri,
conventi, ospedali e compagnie che esistevano in Arezzo e che furono in
grandissima parte soppressi da Leopoldo I nel 1785, da Napoleone nel
1810, dal governo di Vittorio Emanuele Il nel 1866. Per i primi
dell'ottocento abbiamo la preziosa pianta di Daniele Manzini eseguita
nel 1830. Queste ed un'altra pianta ottocentesca che pubblichiamo
permetteranno al lettore attento di notare le variazioni intervenute nel
tessuto urbano.
La
generale favorevole impressione che il governo dei Lorena ha lasciato
per quanto riguarda la Toscana in generale ma specialmente Arezzo ed il
suo territorio è confermata da questi dati dei censimenti: in sul
principiare dei governo lorenese, nel 1745, Arezzo aveva 6.719 abitanti;
alla fine di esso, nel 1861 gli abitanti erano saliti a 10.737. Anche
gli abitanti dei territorio comunale erano molto aumentati. Nei poco più
di cento anni del dominio della dinastia dei Lorena la popolazione
aretina si raddoppiò.
La
ripresa di Arezzo dopo l'umiliazione e l'oppressione medicea fu causata,
oltre che dalle bonifiche e dalle riforme, dal più moderno assetto del
territorio e dell'amministrazione comunale creato con il motuproprio di
Leopoldo I nel 1772 e con la creazione dei Compartimento aretino
(corrispondente pressappoco all'attuale provincia) operata da Leopoldo
II nel 1825.
Quanto
all'attività artistica è da segnalare nella seconda metà del
Settecento il diffondersi del gusto “rococò”: nel rifacimento della
chiesa di S. Agostino e di S. Pier Piccolo e specialmente
nell'elegantissima chiesa di S. Caterina presso S. Pier Piccolo. Sul
finire del secolo e ai primi dell'Ottocento è invece il gusto
neoclassico a dominare nella cappella della Madonna del Conforto, nel
Palazzo Albergotti di Via Ricasoli e in qualche altra costruzione
minore.
Nessun
illustre rappresentante ebbe in questo periodo la scultura aretina; fama
grandissima godette invece il pittore neoclassico Pietro Benvenuti (1769-1844), esageratamente salutato come il
“restauratore dell'arte pittorica”.
Sempre
esageratamente venne acclamato in tutta Europa come un grande genio,
Tommaso Sgricci abile improvvisatore e deciamatore (oltre 70 tragedie
improvvisate!). In realtà il più grande aretino del tempo fu Vittorio Fossombroni (1754-1844) matematico, genio dell'idraulica, economista
e uomo politico insigne: ammirato e onorato da Napoleone I che si
meravigliava come il piccolo Stato di Toscana avesse un così grande
ministro.