Il Libero Comune

     
 

statuto

 
   
   
     

 

Il Libero Comune (Parte 2°)

Le mura vennero abbatture, la città saccheggiata e gli aretini dovettero provvedere alla ricostruzione del castello vescovile di Pionta. Ma la marcia verso il trionfo dell'ideale comunale non si arrestò e, appena una ventina di anni dopo, la residenza vescovile di Pionta venne di nuovo assalita e smantellata. Questa volta si era aggiunta la violenta protesta popolare contro le spese pazze che si dovevano sostenere per permettere al vescovo Buiano di continuare la lotta, anche armata, contro H vescovo senese per la eterna vertenza delle Pievi. Il vescovo cominciò a risiedere in città.

La popolazione urbana cresceva sia per l'aumento delle nascite sia per il trasferimento in città delle genti di campagna. Non solo la vecchia cinta alto-medioevale rovinata da EnricoV venne presto rifatta ma la città si dilatò verso nord e verso ovest. Nel suo insieme questa cinta dei sec. XII si deve considerare come la quinta cinta muraria di Arezzo.

 Il suo perimetro è calcolato in poco più di due chilometri e l'area racchiusa in circa 17 ettari. Al vecchio percorso, già indicato, che passava a monte di Piazza Grande e di Via Borgunto, Via Pescioni, Via Colcitrone, Borgo S. Croce, Cimitero, si aggiunse il nuovo tratto che circondò tutto il colle di S. Pietro: prolungamento dei lato nord oltre le attuali mura, Via Sassoverde, Piazza di Murello (sotto H Seminario), a monte di Via Montetini e di Via degli Albergotti. 

Nella cinta si aprivano una decina di porte: porta del Foro, porta Aurea, porta di S. Andrea, porta del Marchese, porta Augurata, porta di S. Biagio, porta Stufi, porta Burgi e altre due (in cima a Via Cesalpino, e verso la metà di Via Madonna Laura). ,

                                                                                                                                         (continua)