Il Libero Comune

     
 

 
   
   
     

 

Il Libero Comune (Parte 5°)

La citta era divisa in quattro quartieri che prendevano il nome da quattro porte: di Porta del Borgo, di Porta Crocifera, di Porta dei Foro e di Porta S. Andrea.

Se nessun edificio civile (altro è da dire per l'edilizia sacra) del sec. XII ci è rimasto molti sono invece quelli dugenteschi: “ all'inizio del XIII secolo la città doveva presentare un aspetto severo, con torri massicce in pietra, arnesi di riparo e di offesa, anguste e chiuse nel loro solido parametro a bozze ” (R Carpanelli). La via principale non era più la Via Magio, cioè la Via Maggiore (Via di Fontanella - Piaggia di S. Lorenzo - Via Pellicceria) ma il Borgo Maestro, l'attuale Corso Italia.

In questa città di pietra, irta di case, torri, dalle vie strette e tortuose che si cominciava allora a pavimentare, la vita era intensa, superlativa.

Intensa la vita politica: debellato il potere feudale vescovile (e in questo i cittadini si erano trovati tutti d'accordo!) sorsero tra gli aretini i contrasti e le divisioni, presero campo i classici partiti del tempo: guelfi e ghibellini.

La predominante coloritura ghibellina di Arezzo la si spiega (come per Siena e per Pistoia) tenendo conto del guelfismo della nemica Firenze.

 (continua)