La Paleontologia nel Territorio Aretino: "La Presenza dell'Uomo"

 

La presenza del genere Homo in provincia di Arezzo è largamente documentata fin dal paleolitico inferiore. Non sono stati rinvenuti reperti ossei attribuibili ad individui del nostro genere, ma esiste una buona documentazione di industrie litiche. Il più antico giacimento a bifacciali, riferibile a H. erectus, è rappresentato dalle industrie litiche ritrovate ad Anghiari, datate a circa 350.000 anni fa.  Le amigdali del tardo Acheuleano rinvenute nelle alluvioni del fiume Nestore, a Castiglion del Lago, a Borghetto ed a Tuoro, risalgono a 200.000 anni fa. Un ottimo bifacciale con scheggiatura lamellare è conservato al Museo Archeologico di Arezzo, venne trovato nel 1918 a Vico di Badia Capolona, durante il Paleolitico inferiore la località rappresentava una delle areee più settentrionali del Lago del Valdarno Superiore, questo testimonia la predilezione dell'uomo erectus per  le località prossime a bacini lacustri, infatti anche l'area di Anghiari era prossima al grande Lago Tiberino. 

(continua)

     
 

 
   
   
     

La Paleontologia nel Territorio Aretino: Il Cranio dell'Olmo

 

Nel 1863, alla frazione Olmo del Comune di Arezzo, durante i lavori per la galleria ferroviaria, I. Cocchi rinvenne una calotta cranica umana. Il reperto si trovava a circa 15 metri di profondità ed associato a resti di elefante antico e di cavallo. L'associazione con tali faune comproverebbe la notevole antichità del fossile. Assieme al cranio venne ritrovata anche una punta in selce di tipo musteriano, ma di questa non è nota la relazione stratigrafica col cranio.

Il cranio dell'Olmo appartiene certamente ad un uomo moderno (H.sapiens), questo farebbe del reperto la più antica testimonianza italiana dell'avvento della nostra specie.