La Paleontologia nel Territorio Aretino: "Importanza dei giacimenti fossiliferi di Arezzo"

 

Sotto vari aspetti, il Neogene e il Quaternario sono i periodi più importanti ed interessanti di tutta la storia della vita, in quanto includono non soltanto la comparsa e la diffusione dell'Uomo, ma anche eventi drammatici e grandiosi quale il ripetuto espandersi e ritirarsi di immense coperture di ghiaccio nell'emisfero boreale e la progressiva sostituzione delle flore e delle faune continentali a carattere arcaico con quelle dì tipo attuale.

(continua)

     
 

La Paleontologia nel Territorio Aretino: Iena delle Caverne (Pliohyaena perrieri brevirostris)

 
   
   
     

La Paleontologia nel Territorio Aretino: Iena delle Caverne (Pliohyaena perrieri brevirostris)

 

Già presente nel Rusciniano africano e migrato in Eurasia nel Pliocene medio, il genere Pliohyaena includeva esemplari con caratteristiche dentarie apparentemente intermedie tra quelle della Iena bruna e della Iena striata attuali. Comune in tutto il Villafranchiano, questo animale presentava, nei confronti dell'attuale Iena bruna, dimensioni sensibilmente maggiori e una mandibola più alta e robusta. Con l'Unità di Olivola del Villafranchiano superiore, comunque, si differenziò e si diffuse in tutto il Vecchio Mondo (dall'Africa meridionale all'Europa e alla Cina), permanendovi fino al tardo Pleistocene medio, una sottospecie particolare che si presentava come una belva straordinariamente potente, dalle dimensioni che raggiungevano quelle di un Leone (1 m circa alla spalla) e dal cranio dotato di caratteristiche prominenze nelle ossa frontali, che non trovano riscontro in nessun altro ienide conosciuto (Pliohyaena perrieri brevirostris). Come le attuali iene macchiate, costituiva probabilmente branchi capaci di attaccare anche animali di grande mole. La iena delle caverne doveva essere comune nei territori dei grandi laghi Tiberini e del Valdarno, dove viveva cibandosi delle carcasse dei grandi pachidermi e predando i branchi di ungulati.