La Paleontologia nel Territorio Aretino: "Importanza dei giacimenti fossiliferi di Arezzo"

 

In effetti i sedimenti villafranchiani della Toscana, e più in particolare quelli del territorio aretino, sono da lungo tempo famosi per l'abbondanza dei fossili di Mammiferi che vi sono stati rinvenuti, come facilmente avrà potuto constatare chiunque si sia recato a visitare i Musei di Paleontologia di Firenze e di Montevarchi. Sebbene alcune specie siano state rinvenute nei sedimenti depositatisi durante tutto il Villafranchiano, la fauna più tipica di questo piano è però quella delle sue tre ultime unità (Olivola, Tasso e Farneta) e risulta composta da una trentina circa di specie significative, tutte quante estinte con la sola eccezione del Castoro. 

(continua)

     
 

La Paleontologia nel Territorio Aretino: Rinoceronte lanoso (Coelodonta antiquitatis)

 
   
   
     

La Paleontologia nel Territorio Aretino: Rinoceronte lanoso (Coelodonta antiquitatis)

 

Presente nella Cina settentrionale già all'inizio del Pleistocene ed immigrata in Europa intorno ai 500.000 ani fa, all'inizio della terzultima glaciazione (Elster o Mindel), questa specie rinocerontina di taglia superiore alle precedenti (altezza al garrese 1,85 m; lunghezza 4 m; peso superiore anche a 2 tonnellate) rimase fino al termine dell'ultima glaciazione una tipica forma di fauna fredda, comparendo generalmente associata alla Renna e al Mammuth lanoso tipico. Sebbene un certo rivestimento di pelame fosse probabilmente presente in tutti i Rinoceronti pleistocenici europei, pure nel Rinoceronte lanoso esso era particolarmente sviluppato, com'è dimostrato dagli esemplari rinvenuti congelati in Siberia e nelle ozoceriti (*depositi di silt impregnato di sale e petrolio) di Starunia in Galizia, al confine tra la Polonia e la Russia. La pelliccia, bruno-rossastra o bionda e molto folta, era spessa da 10 a 15 cm in tutto il corpo, mentre sul dorso si allungava ulteriormente a formare una sorta di criniera bruno-scura. Armato di due corni assai potenti, notevolmente distanziati l'uno dall'altro e di lunghezza differente (1,3 m l'anteriore e 0,9 m il posteriore), il Rinoceronte lanoso aveva il cranio molto allungato, in cui le cavità orbitarie scarsamente sviluppate ed i nasali completamente ossificati, provvisti di una rugosità assai estesa ed incurvati in avanti a costituire una sorta di robustissimo becco o rostro, sembrano presentarsi come ulteriori adattamenti al clima artico. Oltre che come formidabile strumento di offesa e di difesa (com'è testimoniato dalle cicatrici esistenti sui fianchi di un esemplare rinvenuto a Starunia), non è infatti improbabile che il lungo corno anteriore dalla superficie ventrale carenata venisse anche usato - allo stesso modo delle difese del Mammuth lanoso - come spazzaneve per raggiungere Licheni durante l'inverno. I molari, marcatamente ipsodonti, erano privi di cingulum, presentavano abbondante cemento ed erano provvisti nelle mascelle di caratteristici isolotti di smalto, mentre nelle mandibole erano stretti ed incurvati. Animale essenzialmente di tundra e soggetto a migrazioni stagionali, il Rinoceronte lanoso viveva in gruppi familiari composti da una decina di individui, alimentandosi durante l'estate di Licheni, Graminacee e Composite (soprattutto del genere Artemisia) e durante l'inverno di rami di Salice e di Ontano. Malgrado la vastità della sua area di diffusione, che in Eurasia era più o meno equivalente a quella del Mammuth lanoso tipico, a differenza di quest'ultimo e della Renna il Rinoceronte lanoso non riuscì però a spingersi oltre l'Alaska.