La Paleontologia nel Territorio Aretino: "Importanza dei giacimenti fossiliferi di Arezzo"

 

Al termine dei Villafranchiano, ossia intorno ai 7-800.000 anni fa, si verificò quel forte deterioramento climatico in senso freddo che diede inizio al Quaternario cosiddetto "glaciale" ed in conseguenza del quale le faune a Mammiferi di tutta l'Europa si ridussero in modo drastico, estinguendosi o dando luogo a sottospecie locali, e vennero sostituite da una schiera di nuovi elementi provenienti dall'Asia tramite successive ondate migratorie.

(continua)

     
 

La Paleontologia nel Territorio Aretino: I Leoni Giganti (Panthera leo fossilis e Panthera leo spelaea)

 
   
   
     

La Paleontologia nel Territorio Aretino: I Leoni Giganti (Panthera leo fossilis e Panthera leo spelaea)

 

Alto 0,9-1 m alla spalla, lungo 2,2-2,8 m e pesante fino a 275 kg, il Leone ha un mantello di pelo liscio e corto, dal colore uniforme rossiccio o bruno chiaro, che nel maschio forma di solito un'ampia criniera tutt'intorno alla testa. Diversamente dal Ghepardo e sebbene sia attualmente distribuito, in pratica, soltanto nelle savane e nelle steppe africane a sud del Sahara, in realtà puo' spaziare dalle steppe alle montagne e alle foreste tropicali, ed è l'unico felide vivente che ha l'abitudine di cacciare in gruppo. Questo carnivoro - sicuramente il più comune tra i Felidi del Pleistocene europeo - si presenta, nelle caratteristiche scheletriche della testa, come un animale ben distinto dal gruppo che riunisce le Tigri, i Leopardi e i Giaguari. Nel cranio, infatti, i processi postorbitali dei frontali sono in posizione anteriore rispetto all'M1/, le coane sono proporzionalmente più vicine a quest'ultimo e la bolla uditiva è più rigonfia anteriormente al meato uditivo esterno; nella dentatura superiore il valore del rapporto fra le lunghezze del C e del P4 è più basso; e nella mandibola il bordo inferiore della branca orizzontale è convesso, mentre la distanza fra i denti e il condilo è maggiore. Già distribuito in Asia e nel Nordamerica, il Leone entrò in scena in Europa all'inizio del Pleistocene medio, con una forma gigante (P. leo fossilis) che senz'altro rappresentò il più grande felide mai esistito, avendo raggiunto un'altezza al garrese di 1,5 m di altezza. Il P4/ di questa forma, inoltre, presentava un metacono particolarmente corto in rapporto al paracono. Già a partire dal penultimo interglaciale, comunque, le dimensioni del Leone andarono riducendosi, pur mantenendosi regolarmente superiori a quelle degli esemplari odierni per tutta la durata del Pleistocene. Nel P4/, d'altra parte, il metacono divenne più allungato a scapito del paracono. E' il tipico Leone delle caverne (P. leo spelaea), dall'altezza non superiore a 1,3 m e dal peso che doveva oscillare intorno ai 300 kg, con variazioni di taglia che almeno in parte possono essere state correlate alle fluttuazioni climatiche del Pleistocene superiore. Le rappresentazioni di questo animale eseguite dall'Uomo attestano che aveva un aspetto corrispondente a quello del Leone attuale, differenziandosene unicamente per la criniera poco sviluppata. Dopo l'ultima glaciazione, la specie acqusì le attuali dimensioni ed i maschi svilupparono una criniera più vistosa. Nella penisola balcanica essa è sopravvissuta fino ai tempi storici, ed ancora nel secolo scorso numerosi individui potevano incontrarsi nell'Atlante, in Mesopotamia, in Siria, in Persia e in tutte le regioni aperte dell'India settentrionale e centrale. Con ogni probabilità, infatti, esisteva una popolazione continua che si estendeva dal Mediterraneo occidentale alla penisola indiana e che rimaneva connessa alle comunità africane tramite la penisola Arabica. Di tale popolazione sopravvivono ancora oggi due nuclei relitti nel Medio Oriente e in India.