La Paleontologia nel Territorio Aretino: "Importanza dei giacimenti fossiliferi di Arezzo"

 

Tra i nuovi elementi figuravano tutte le specie europee attuali come il Cavallo, il Cinghiale, il Cervo rosso, il Capriolo, il Daino, l'Uro, il Bisonte, il Lupo e il Ghiottone, nonché alcune specie a carattere africano come l'Ippopotamo, il Leone, il Leopardo e la lena macchiata, ma anche animali successivamente estintisi come l'Elefante antico o dalle zanne diritte, il Mammuth lanoso arcaico, il Rinoceronte di Kirchberg, la forma arcaica del Megacero o Cervo gigante, l'Alce cervino, l'Orso bruno di Deninger e il Giaguaro europeo. Da allora fino ad oggi, il clima dell'Europa ha subito numerose oscillazioni, intervallando episodi freddi di tipo artico ad episodi temperati o perfino caldi, ma senza più causare cambiamenti di portata rivoluzionaria nelle faune terrestri, che già all'inizio del Quaternario glaciale avevano assunto un aspetto moderno. Uniche specie non sopravvissute all'ultima glaciazione sono state il Mammuth lanoso tipico, l'Elefante antico, il Rinoceronte lanoso, il Megacero, l'Ippopotamo, il Bisonte gigante e l'Orso speleo.

(continua)

     
 

La Paleontologia nel Territorio Aretino: Megacero Gigante (Megaloceros giganteus)

 
   
   
     

La Paleontologia nel Territorio Aretino: Megacero Gigante (Megaloceros giganteus)

 

Le principali caratteristiche distintive di questa specie erano i frontali concavi e i palchi dotati di pugnali oculari appiattiti o palmati. All'interno della specie si assiste, nel corso del tempo, ad un passaggio progressivo da forme di piccola taglia del Galeriano iniziale, dai palchi ad aste schiacciate ma prive di palmature e dotati di 5-6 pugnali allungati e disposti in maniera aperta (M. giganteus savini) a forme del tardo Galeriano di taglia leggermente maggiore ma con i pugnali oculari espansi in piastre subcircolari e il resto dei palchi dotato di palmature compresse in senso laterale e rivolte verso l'alto (M. giganteus antecedens) e, finalmente, a forme del Pleistocene superiore di grossa taglia e dai palchi a pugnali oculari biforcati e/o appiattiti e il resto sviluppato in ampie palmature rivolte lateralmente (M. giganteus giganteus,). Un carattere notevole era anche il forte ispessimento della mandibola, dalla sezione quasi circolare. Nel corso del Pleistocene superiore, la taglia complessiva del Megacero gigante andò progressivamente aumentando e i palchi divennero sempre più divergenti in senso laterale, fino a raggiungere un'apertura totale anche di 3,5 m e un peso anche di 37 kg. La parte principale dei palchi era formata dalle grandi palmature, il bordo delle quali recava - soprattutto anteriormente - una serie di lunghe digitazioni. Come dimensioni, gli ultimi rappresentanti del Megacero gigante potevano benissimo raggiungere quelle degli attuali Alci nordamericani (con altezze al garrese superiori a 1,6 m), dai quali tuttavia si distinguevano per il portamento molto più snello, per una protuberanza dorsale muscolo-adiposa in corrispondenza delle spalle e per le palmature dei palchi disposte ad angolo retto rispetto al piano fronto-nasale del cranio (per cui le digitazioni delle palmature stesse venivano ad essere rivolte verso l'alto) anzichè sul medesimo piano. Gli esemplari di Megacero gigante dell'Irlanda e della Danimarca sorpassavano per taglia quelli dell'Europa centro-meridionale. Sebbene ampiamente distribuito in tutta l'Eurasia, il Megacero gigante non si unì alla fauna di steppa del Bacino Carpatico e non si spinse più ad est del Tagikistan. L'animale risulta legato soprattutto a climi umidi moderatamente freddi e a vaste distese erbose interrotte da macchie d'alberi e di cespugli, sempre in zone ad altitudine non troppo elevata. Sebbene si sia estinto per lo più alla fine dell'ultima glaciazione, alcune sue popolazioni sopravvissero in tempi post-glaciali e non è impossibile che, in alcune zone della Stiria e delle sponde del Mar Morto nel Vicino Oriente, siano giunte fino a tempi storici (700-500 a.C.).