La Repubblica Aretina

     
 

 
   
   
     

I Tarlati (Parte 1°)

Tratto da "immagine di Arezzo" di Monsignor Angelo Tafi 

Il vescovo Guglielmino degli Ubertini (1248-1289) era intelligente e non andò stoltamente incontro al disastro di Campaldino. Se ben si considerano i fatti ci si accorge che quella guerra e quella battaglia gli furono imposte.

  Guglielmino era di famiglia ghibellina e ghibellino egli stesso ma seppe stare d'accordo anche coi guelfi come dimostra la storia dei suo lungo episcopato: però quando i guelfi aretini facevano gli interessi di Arezzo. Nel 1287, ormai da due anni, reggeva il Comune un Governo popolare espresso dalle Dodici Arti: esso odiava i nobili e il vescovo.

  Guglielmino venne cacciato dalla città. Non è difficile capire che un tale Governo, guelfo, era graditissimo ai fiorentini. Tanto è vero che quando, poco dopo, Guglielmino alla testa dei ghibellini occupò la città assumendovi pieni poteri, i fiorentini, il 19 agosto 1287, dettero amplissimi poteri al loro Governo; ed il 7 ottobre 1287 gli esiliati guelfi aretini giurarono a Firenze di fronte alla Lega Guelfa di non voler assolutamente mai più intendersi con i ghibellini, di prepararsi a far loro guerra e, frattanto, di rompere ogni relazione commerciale con essi.

  La guerra cominciò pochi mesi dopo: nel febbraio 1288 attaccò Guglielmino portando il guasto nel Valdarno; il 10 giugno si mosse l'esercito fiorentino, giunse fin sotto le mura della nostra città guastando quanto poteva. Poi si ritirò. E siccome, nel ripartire, il contingente dei guelfi senesi volle spavaldamente staccarsi subito dal grosso dell'esercito per dirigersi verso Siena venne dagli aretini annientato alla Pieve al Toppo nella notte tra il 25 e il 26 giugno 1288. Nei mesi successivi l'esercito aretino giunse fin sotto le mura di Siena e di Firenze guastando tutto ciò che era possibile.

(continua)