La Repubblica Aretina

     
 

 
   
   
     

 

I Tarlati (Parte 4°)

Ma insieme la pacificazione interna dei ghibellini e dei guelfi: lui ghibellino sceglie come segretari e consiglieri Camaiano Camaiani e Bico Albergotti capi dei guelfi. aretini. Trattati e paci che non gli proibiscono, avendo perfettamente imparato il sistema del doppiogioco fiorentino di aiutare Uguccion della Faggiola diventato signore di Pisa e di Lucca (dopo aver fallito lo scopo in Arezzo) ad infliggere ai fiorentini la sconfitta di Montecatini del 29 agosto 1315.

Arezzo riprende vita e importanza e Guido Tarlati nel 1319 fa iniziare una nuova cinta muraria, la settima, la più vasta di quelle avute da Arezzo a partire dall'Alto Medioevo al Cinquecento.

  Le manomissioni apportate dalla costruzione della cinta medicea non ci permettono di conoscere bene la cinta tarlatesca: è stato calcolato dal Sestini un perimetro di circa m. 5 100, un'area di 107 ettari; le porte erano 10 (Crucifera, S. Angelo in Arcaltis, S. Biagio, Stufi, S. Clemente, S. Lorentino, Porta Buia, Porta Nuova, S. Spirito e S. Giustino) e lungo H perimetro sporgevano massicce torri quadrate coronate di merli; nel punto più alto della città (attuale Fortezza) venne costruito H Cassero di San Donato quale ultima e più potente difesa della città; il percorso della cinta è piuttosto problematico: secondo H Sestini esso coincideva con la cinta medicea sul lato nord e sostanzialmente anche su quello ovest, ma sul lato sud e sud-ovest giungeva fino al l'allineamento delle odierne vie Piave e L. B. Alberti. Perciò a chi contemplava da sud l'Arezzo di allora essa appariva, come risulta da testimonianze dell'epoca, con l'aspetto di una prora di grande nave.

(continua)