La Repubblica Aretina  

     
 

 
   
   
     

 

I Tarlati (Parte 5°)

Sul lato orientale pare che la cinta tarlatesca sia stata assai più ampia della medicea. là chiaro che dentro le mura si avevano ampi orti, campi, prati e terreni coltivati; costruendo infatti la sua cinta il grande vescovo ubbidiva ad un sogno di gloria e pensava all'Arezzo del futuro perché al suo tempo, benché la città raggiungesse allora il vertice della potenza medioevale, la popolazione è calcolata a circa 18.000 persone. Nello stesso periodo, prima della terribile pestiIenza del 1348, quella di Firenze si aggirava tra i 50 e i 100.000 abitanti.

Nel 1321 il Comune di Arezzo era di nuovo tornato a primeggiare in Toscana ed era temuto e rispettato all'interno: non per nulla una formella dello splendido monumento funebre che gli aretini fecero erigere al loro grande Vescovo, nella cattedrale, dagli scultori senesi Agostino di Giovanni ed Agnolo di Ventura, rappresenta con chiara allegoria H povero “Comune pelato”: un vecchio avvilito ed impossibilitato ad agire al quale chiunque si affanna a tirare e strappare barba, capelli e vesti. Ma in un'altra formella si vede lo stesso vecchio raffigurante il Comune temuto e rispettato per l'opera svolta dal vescovo che gli siede accanto. Proprio per quest'opera da lui svolta, il 6 luglio del 1321 il Consiglio dei Quattrocento, “nemine discordante”, proclamò H Tarlati signore a vita della città.

Le quattro vallate devono riconoscere il dominio di Arezzo ed i castelli che resistono vengono conquistati uno dietro l'altro: Frònzola, Castel Focognano, Sinalunga, Torrita, Rondine, Lucignano, Monte S. Savino, Bucine, Caprese, Chiusi della Verna, Laterina. Anche Borgo San Sepolcro, anche Città di Castello (nel 1323) vengono conquistate.

(continua)