Gli Ostrogoti

     
 

Arezzo SecoliBui - Gli Ostrogoti

 
   
   
     

Nulla si sa con precisione delle modalità della conquista longobarda di Arezzo. Dopo gli ultimi studi (Bognetti, Franceschini, Fatucchi) si può sostenere che i Longobardi entrati in Italia nel 568 non raggiunsero la Toscana prima del 575, occupandola rapidamente; ma la parte orientale, quella aretina, a ridosso dell'Appennino e delle difese bizantine messe in atto da Ravenna, non fu occupata se non poco prima o poco dopo il 600; e potrebbe anche darsi che la nostra città, caduta in mano dei Longobardi poco dopo il 575, sia stata ripresa dai Bizantini e di nuovo da questi perduta all'inizio del VII secolo. Se non in città, nelle vicinanze di questa la presenza longobarda appare massiccia come già nel secolo precedente era stata la presenza gota. Una vasta germanizzazione attestata dalla toponomastica (si pensi al nome di Terra Barbaritana dato alla zona tra Giovi e Subbiano) e dalle usanze rimaste nei secoli successivi. Ma la successione vescovile a differenza di Siena, non conobbe interruzione; quanto ad una gerarchia religiosa longobarda-ariana non esistono prove. 

A partire dal tempo di Rotari (636-652) un po' di luce comincia a farsi specie per quanto riguarda la vita ecclesiastica. Cominciò allora, durando circa sei secoli, la famosa vertenza tra i vescovi di Siena e di Arezzo per il possesso di una ventina di pievi appartenenti alla diocesi aretina ma venutesi a trovare nel territorio del gastaldato longobardo di Siena. La preziosissima documentazione giuntaci a causa di questa vertenza ci illumina per esempio su una scuola per chierici esistente nel secolo VII presso la cattedrale di Pionta: una fiaccola di cultura che la Chiesa aretina teneva accesa fin dall'epoca prebarbarica e che non spense mai nei cosidetti   “ secoli bui ”. Ci illumina anche sulla situazione generale: Arezzo non vi appare sottoposta a nessun ducato longobardo e nemmeno al gastaldato senese ma direttamente al re residente a Pavia; e con la corte di Pavia anche i vescovi aretini appaiono in ottima relazione.

                                                                                                                                                         (continua)