Unità d'Italia

 
     

 

 

 

 

 

 

Unità d'Italia

     Arezzo dal 1859 al 1944          Tratto da "immagine di Arezzo" di Monsignor Angelo Tafi

 

Il 27 aprile 1859 Leopoldo II lasciò per sempre Firenze, il giorno dopo i messi del Governo Provvisorio deposero l'ultimo rappresentante del governo granducale in Arezzo, il prefetto Fineschi. Da allora Arezzo e tutta la Toscana entrarono virtualmente a far parte del regno del Piemonte. Il plebiscito dei giorni 11 e 12 marzo 1860 operò l'effettiva unione al regno di Vittorio Emanuele II che il successivo 16 aprile venne, come sovrano, a Firenze. E 17 marzo 1861 fu proclamato a Torino il Regno d'Italia di cui per 6 anni (1864-1870) Firenze divenne capitale.

L'euforia e l'entusiasmo degli aretini, almeno di quelli che ne furono informati, ricevette subito, però, una doccia fredda: tra il 1863-64 si tentò di sopprimere la provincia di Arezzo. Per fortuna l'insano progetto non venne attuato e quasi a mostrare la fatuità di coloro che quel progetto avevano ideato cominciò negli ultimi decenni dell'Ottocento un processo di crescita e di progresso della nostra città che è tuttora in corso. Esso ci è rivelato prima di tutto dall'aumento della popolazione.

Ecco i dati che si riferiscono alla popolazione urbana (tra parentesi la popolazione complessiva del Comune): 1871: 11.154 (38.907); 1881: 11.816 (38.950); 1901: 13.308 (44.316); 1911: 15.186 (47~1504); 1921: 17.398 (51.862); 1931: 23.925 (56.976); 1936: 30.065 (60.284).

Vivace il rinnovamento edilizio ed urbanistico: se il periodo di dominazione francese ai primi dell'Ottocento ci aveva dato il Prato, se l'ultimo periodo granducale ci aveva dato l'allora assai vasta Piazza del Popolo (1847), gli ultimi decenni del secolo, a partire dal 1865, ci hanno dato la stazione ferroviaria (1866), la via e la piazza Guido Monaco (1869), l'allargamento della Piazza S. Francesco e della Via Cavour tra Piazza S. Francesco e il Canto dei Bacci. Fino allora la cinta muraria medicea era rimasta intatta con le sue quattro porte alle quali si era aggiunta, nel 1816, la Porta Ferdinanda o Porta Nuova costruita in occasione dell'apertura della nuova strada anconetana

Ma per mettere in comunicazione la nuova Via Guido Monaco con la nuova piazza della Stazione si dovette abbattere un tratto della cinta medicea: era la barriera di Via Guido Monaco. Poco dopo, nel 1890, furono abbattute la porta Colcitrone e parte delle mura vicino ad essa, per crearvi la barriera omonima.

Nel 1893 seguì la stessa cosa per porta S. Spirito e venne creata la barriera Vittorio Emanuele.

                                                                                                                                                            (continua)