Unità
d'Italia
In
quegli anni 1915-1918, caduto H mito del pacifico e sereno progresso
aperto agli uomini dalla luce della ragione, senza bisogno della
grazia divina, e dalla scienza e dalla tecnica, senza la preghiera e
l'osservanza della legge morale dataci da Dio, si tornò a stringersi
intorno ai “ supplicati altari ”.
Nel
ventennio fascista è doveroso notare, insieme a gravi errori, un
notevole balzo in avanti dello sviluppo di Arezzo: più che altro per
merito di un illustre figlio di Arezzo, il senatore Pier Ludovico
Occhini che fu a lungo podestà della città e sempre. a questa
legato.
Se
nei primi venti anni dei nostro secolo l'accrescimento edilizio e
topografico di Arezzo era stato assai modesto (“ alcune nuove
costruzioni presso il Corso, dalla parte dell'Anfiteatro mentre fuori
si accresceva il sobborgo situato oltre la ferrovia verso la chiesetta
di Saione; sul colle del Duomo Vecchio, nella parte più
settentrionale, sorse il grande manicomio provinciale, cominciato nel
1904, con ampi giardini e numerosi padiglioni ”) nel secondo
ventennio “ prima l'attività edilizia si è particolarmente rivolta
alle costruzioni per uso privato poi siè dato grande impulso alla
costruzione di importanti edifici di utilità pubblica. La città ha
avuto incremento sia all'interno della vecchia cerchia medicea, sia
all'esterno.
Dentro
la vecchia cinta sono state aperte verso il 1928 due belle strade
moderne, larghe e diritte, ai due lati della Piazza Guido Monaco e
perpendicolari alla via omonima (prima esistevano solo due brevissimi
tronchi), fino a raggiungere le vie lungo le mura. Dal lato orientale
la nuova strada (Via Roma e Via Crispi) è stata incrociata con una
trasversale che quasi rasenta l'Anfiteatro romano (Via Margaritone)
sistemato opportunamente a prato e giardino. Dal lato occidentale la
Via Petrarca, l'inizio delle costruzioni sul Poggio del Sole: la
Prefettura ed altri uffici pubblici. Vennero poi le caserme e la
Scuola allievi ufficiali in Via Porta Buia. Il proseguimento della
copertura del torrente Castro, l'apertura della nuova Via della
Minerva, i Viali dei Re e del Littorio. Fuori della cinta medicea
grande crescita dei quartiere di Saione con diverse
strade
che sboccano su Via Vittorio Veneto.; la Via Masaccio parallela a
questa; e lo stadio nella Piazza d'Armi, il Laboratorio Provinciale
d'Igiene, il Brefotrofio.
Accrescimento
dei quartieri orientali della città (zona S. Croce) con l'Ospedale
(finito di costruire prima dei ventennio) ed il Sanatorio (1933). Minore
e più discontinuo l'accrescimento della città verso occidente, nullo
quello verso settentrione”.
Questa
breve sintesi di A. Sestini pubblicata nel 1938 non accenna al
restauro ed al ripristino dei monumenti medioevali, né agli errori
fatti. Per ciò che riguarda il meritorio restauro dei monumenti occorre
segnalare quanto eseguito in Piazza Grande che riprese, pur con qualche
“falso”, il bellissimo aspetto medioevale (specialmente i palazzi
Lappoli e Cofani); il Palazzo e la torre comunale; il Palazzo Pretorio;
l'anfiteatro romano e il monastero degli Olivetani che fu trasformato in
museo archeologico.
Purtroppo
vennero compiuti degli errori irreparabili e non vennero ascoltate le
voci che si levarono contro certe decisioni gerarchiche.
La
più grave fu quella di non lasciare la dolcissima collinetta del Poggio
del Sole a zona verde, di giardini e di passeggiate: poteva essere per
Arezzo una stupenda zona panoramica (ed infatti si gode dal Poggio del
Sole un bellissimo panorama della città antica) ed è diventata invece
una giungla di costruzioni. Altra decisione sbagliata, almeno a parer
mio, è stato l'abbattimento sconsiderato della cinta muraria medicea:
cominciato, come si è detto, alla fine dell'Ottocento, ma ripreso in
grande stile durante il ventennio fascista e continuato anche dopo. Come
si vede tutti d'accordo contro le vecchie mura, ma non era proprio
possibile trovare per esse una decorosa sistemazione che le salvasse e
che non danneggiasse lo sviluppo della moderna Arezzo? Altra decisione
sbagliata fu l'abbattimento di molti edifici del passato per erigere in
quelle aree brutti casermoni senza stile e senza gusto: penso
specialmente a certi conventi e monasteri come quello detto delle Murate
in Via Porta Buia (con un bellissimo chiostro!) al cui posto furono
erette le caserme.