Unità d'Italia

 
   

 

 

 
 

 

 

 

Unità d'Italia

 Arezzo dal 1944 ad oggi

 

Il tributo di sangue pagato da Arezzo alla patria a motivo della prima guerra mondiale fu piuttosto grave. Ma grave fu anche quello causato dalla seconda guerra mondiale. Accanto agli aretini morti sui vari fronti di guerra occorre mettere gli aretini caduti negli anni 1943-45 quando la guerra aperta nel 1940 era ufficialmente terminata; essi furono 855, così distribuiti: 145 partigiani o volontari uccisi in combattimento coi tedeschi o da questi fucilati o impiccati; 20 militari o civili deportati in Germania e morti in campo di concentramento; 120 civili fucilati o impiccati dai tedeschi o dai fascisti repubblichini; 4 civili uccisi dalle truppe alleate; 205 uccisi dai bombardamenti aerei e 154 dalle artiglierie degli eserciti combattenti, 98 deceduti per scoppio di mine e 43 per esplosione di altri ordigni, 12 uccisi da automezzi tedeschi e 36 da automezzi degli alleati e infine 28 civili deceduti per cause varie.

Quando il 16 luglio 1944 le truppe alleate entrarono in città le condizioni di Arezzo erano davvero tragiche. Mancava l'acqua, mancava la luce, dappertutto macerie. 1 bombardamenti anglo-americani (preferisco almeno in questo caso evitare l'eufemistico vocabolo di “ alleati ” pur con tutto il rispetto per i 1262 militari alleati morti per liberare il territorio aretino e che riposano nel Cimitero di Indicatore) avevano distrutto o gravemente lesionato il 50% delle abitazioni; tenuto conto di questo e delle molte requisizioni operate si è calcolato che circa 10.000 aretini rimasero senza tetto.

I bombardamenti cominciati la sera del 12 novembre 1943 (particolarmente gravi furono quelli del 2 dicembre 1943 e dei 15 gennaio 1944!) avevano distrutto o danneggiato gravemente chiese (S. Croce, S. Bernardo, S. Pier Piccolo), edifici d'interesse ar tistico notevole (Palazzo cosidetto del Capitano, Palazzo Pretorio, Palazzo Altucci, ex monastero degli Olivetani a S. Bernardo, Palazzo di Badia ... ) due dei quali ospitavano il Museo Archeologico e quello Medioevale con la Pinacoteca, edifici pubblici (Palazzo del Governo, del Comune, del Genio Civile, della Questura ... ), scuole (Istituto Magistrale ... ), l'Ospedale Neuropsichiatrico, la Cantina sperimentale, il Laboratorio d'Igiene, e, quasi al completo, tutti gli stabilimenti industriali. 1 tedeschi ritirandosi avevano distrutto tutti i ponti, il materiale rotabile ferroviario, le centrali elettriche e del gas. L'esercito alleato trovò la campagna aretina deserta di contadini (in agosto il grano non era ancora mietuto!) e la città priva di gran numero degli abitanti. L'unica autorità rimasta al suo posto era il vescovo ottantenne Mons. Emanuele Mignone. Il vescovo era di nuovo ritornato ad essere il “ defensor civitatis ” come già nell'Alto Medioevo: e mi fa pensare a questo quanto scrisse uno studioso dell'Alto Medioevo a proposito della guerra gotica: “ la più funesta devastazione dei nostro paese ad eccezione di quella angloamericana, forse ”. 

E mi ha sempre commosso il sapere che nel palazzo del vescovo avevano trovato a lungo ospitalità due grandi: lo scrittore Giovanni Papini ed il matematico aretino Francesco Severi.

Ma quando gli alleati entrarono in Arezzo trovarono, con sorpresa, eletti fin dal giorno innanzi, 15 luglio 1944, sindaco e giunta comunale di 10 membri. Li aveva eletti il Comitato di liberazione. Sindaco il Prof. Antonio Curina del Partito d'Azione e i 10 della giunta in ragione di 2 per ciascuno dei 5 partiti (Liberale, d'Azione, Socialista, Democratico Cristiano e Comunista).

                                                                                                                                                            (continua)