L'espansione
urbana è stata fortissima, per niente paragonabile a quella
avvenuta dopo la prima guerra mondiale e durante il periodo precedente.
Per farsene un'idea basta confrontare una pianta della città di oggi
con le piante di Arezzo del passato. Le statistiche ci dicono che nel
1951 le abitazioni del Comune di Arezzo erano 14.582 con 57.330 stanze,
mentre nel 1971 erano salite a 25.801 con 11 l. 150 stanze. Sono cifre
riguardanti l'intero comune, ma è chiaro che prima di tutto ci
illuminano su quanto avvenuto in città. E si potrebbe anche
dettagliare: nel 1951 sorsero in città 112 appartamenti per un totale
di 431 stanze; nel 1952 157 appartamenti e 630 stanze; nel 1953 362 e
1.510; nel 1954 534 e 2.176; nel 1955 718 e 2.937; nel 1956 755 e 3.143.
Non
era facile, si deve riconoscere, far fronte ad un fenomeno di tali
proporzioni tanto più che mancava un “piano
regolatore” vero e proprio. Mandato nel dimenticatoio dalle
preoccupazioni della guerra quello approntato nel 1936, posposto al
piano di ricostruzione nel 1946; non approvato quello del 1953;
finalmente divenne operante nel 1965 quello approntato nel 1962. Il
principale autore del Piano, Prof. Luigi Piccinato, nel presentarlo ebbe
a dire che in fondo Arezzo fino allora non aveva mai avuto “un
organismo moderno, ha avuto invece attraverso gli sviluppi di questi
ultimi due secoli, degli ampliamenti che hanno lasciato l'organismo pressappoco
quello di una volta. Le emergenti che sorgono adesso sono dovute ai
tempi nuovi: la grande circolazione automobilistica, la necessità di
riordinare le grandi comunicazioni, raccordarle, rapportarle a bisogni
più vasti che non siano quelli di Arezzo stessa”. Il Prof. Piccinato
aggiunge due osservazioni ovvie ma importantissime: la prima è quella
che tutti possiamo constatare, che cioè da quando si è cominciata a
sviluppare oltre la cinta muraria e specialmente dal 1946 in poi
“Arezzo si è sviluppata ciecamente con dei settori impostati tutti
sull'andamento delle grandi arterie stradali che uscivano dalla città”
verso il Valdarno, il Casentino, la Valdichiana e la Valtiberina.
La
seconda consiste in un saggio avviso alle autorità comunali:
“amministrare è la
parte più difficile. Un buonissimo piano ed una pessima amministrazione
è molto peggio di un cattivo piano e un'ottima amministrazione ”. Ci
si preoccupi di far crescere armoniosamente la città ma ci si preoccupi
anche di conservare con ogni attenzione quanto rimane dell'aritica,
bellissima Arezzo. E si ricordi che i visitatori di Arezzo sono certo
ben'dispoúi ad ammirare la città nuova ma vengono attirati più da
quella antica.